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Visita al carcere di QuartoLa settimana scorsa sono andato a Quarto a trovare i carcerati.
Ogni volta mi dico che dovrei andarci di più e portare più spesso con me amministratori e privati cittadini perché queste visite aiutano a capire molte cose.
Il carcere di Quarto
Ho visitato tutti i reparti e ho parlato con il personale di custodia, con assistenti, volontari e con psicologi. Tutti mi hanno detto che ciò che serve di più per tentare il recupero di queste persone è il lavoro e lo studio. Senza queste prospettive lo sbocco di chi va in carcere è solo quello di peggiorare la propria situazione e di diventare un fardello sempre più pesante per la società.
Un mondo difficile e doloroso
Una delle cose che colpisce di più è l'alta percentuale di giovani dietro le sbarre. A vederli sono assolutamente uguali ai loro coetanei in libertà, ma hanno dietro di sé delle brutte storie da cui vorrebbero disperatamente uscire. L'altro aspetto che fa riflettere è l'alto numero degli stranieri, quasi la metà. Questo rende il carcere un universo ancora più difficile e doloroso.
Credo che occorra trovare delle soluzioni a livello legislativo e di accordi internazionali ( come in effetti si sta già tentando) per far in modo che gli stranieri possano scontare le pene nei loro paesi di origine, anche per evitare che lo Stato italiano debba accollarsi un così pesante onere economico.
Il recupero è fondamentale
Ecco perché non bisogna essere sordi e restii quando si chiedono investimenti per “migliorare” le condizioni delle carceri. Ciò non è fatto per rendere la vita più comoda ai carcerati ( che lì dentro, credete pure, non può mai esserlo) ma per creare delle condizioni che aiutano il singolo a ritrovare la sua dignità , a vantaggio dell'intera società.
Prima di venir via ho parlato con un giovane detenuto, poco più che un ragazzo che in carcere ha studiato e ora sta per laurearsi. Ho visto nei suoi occhi la speranza e la voglia di trovare una nuova strada nella vita.