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Una festa che non deve dividere“Ci sono tanti modi, 59 anni dopo, per ricordare il 25 Aprile del '45, tanti quanti furono gli ideali, le attese e le speranze di quegli anni.”
Inizia così l'articolo di fondo del “Corriere della Sera “ di domenica scorsa . Lo condivido totalmente. E' vero ci sono molti modi di ricordare il 25 Aprile .
Un modo è quello di continuare, a 59 anni di distanza, a volersi appropriare di questa ricorrenza per attribuirsi in esclusiva il merito di aver liberato l'Italia e portato la democrazia nel nostro il Paese.
Ricordare l'insegnamento della Storia
E' il modo intollerante e fazioso di una certa sinistra che considera il 25 Aprile come “cosa propria” e disconosce il contributo di lotta e di sacrificio di tante altre forze moderate, riformiste e liberali, in quanto “colpevoli” di essere non solo antifasciste , ma anche anticomuniste.
Eppure fu soprattutto grazie a queste forze se l'Italia riuscì ad entrare nell'alveo delle democrazie occidentali contro coloro che avrebbero preferito un'Italia filo comunista allineata al carro sovietico. La storia ha dimostrato a quali disastri saremmo andati incontro seguendo quella strada.
Purtroppo ad Asti c'è ancora chi queste cose non le ha capite e si sente addirittura orgoglioso di negare la parola, in occasione del 25 Aprile, ai rappresentanti politici avversari che non accettano la visione conformistica della Resistenza.
Ricordare chi ci ha aiutato
Un'altra cosa che mi colpisce sempre nelle manifestazioni del 25 Aprile sono gli insulti contro gli Stati Uniti, nel silenzio degli oratori ufficiali . Non uno che senta il dovere di dire una parola per ricordare le migliaia di giovani soldati americani caduti sul suolo italiano per liberazione dell'Italia dai nazifascisti.
Superare le divisioni
Detto questo e nonostante tutto penso che si debba fare ogni sforzo perché il 25 aprile sia un momento unificante per tutti gli italiani e una grande festa per la riconquistata libertà.