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La riforma della giustizia è uno dei grandi problemi del Paese. Tutti sanno che in Italia la giustizia funziona male. La grande maggioranza degli italiani è convinta che si debba intervenire per cambiare. Chiunque abbia avuto a che fare con i tribunali si rende conto del meccanismo infernale nel quale si può venire inghiottiti, a prescindere dalla buona volontà di chi vi opera. Però il problema non è nella cattiva o buona volontà degli uomini, ma nella struttura in se stessa, nelle procedure e nei meccanismi.
I punti principali della riforma
La riforma che è in via di approvazione cerca di porre i primi rimedi: definisce meglio il ruolo dell'accusa e della difesa e di chi alla fine deve giudicare; separa nettamente le funzioni dei magistrati inquirenti ( pubblici ministeri) dai giudici veri e propri che vengono, finalmente, messi al di fuori e al di sopra delle parti per renderli effettivamente neutrali.
Accorciare i tempi dei processi
La riforma cancella l'assurdità delle carriere automatiche , introducendo la valutazione delle capacità professionali dei magistrati. Condizione necessaria per ridurre i tempi dei processi, oggi insopportabilmente lunghi, non degni di un paese civile. Un altro passo positivo , fra le altre cose, è il divieto per i magistrati di far politica, diretta o indiretta. Sembrano piccole cose, ma in realtà sono le fondamenta per un cambio di sistema di cui il paese non può più far a meno.
Resistenze corporative
Tutte le resistenze e gli scioperi annunciati nascono all'interno della corporazione, da chi sente minacciate le proprie abitudini e forse anche qualche privilegio. Imparzialità, riduzione dei tempi dei processi, indipendenza del giudice sono i tre capisaldi della riforma. Quindi chi sostiene che questa riforma attenta alla libertà e all' indipendenza della magistratura non ha capito o è in malafede.