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L'On. Galvagno ha presenziato al “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle FOIBE tenutosi in Parlamento il 10 febbraio scorso.
Questo giorno è stato istituito per commemorare le migliaia di italiani trucidati alla fine della guerra nel silenzio e nell'indifferenza.
Per molti decenni questa tragedia è stata una verità nascosta per ragioni di real-politik e di cattiva coscienza.
Sulla vicenda del confine orientale, delle FOIBE e dell'esodo giuliano-dalmata gli studenti del Liceo Scientifico di Asti, coordinati dal Prof. Angelino, hanno svolto un'interessante ricerca intervistando l'On. Giorgio Galvagno, nativo di Matuglie (Fiume) dove il padre prestava servizio come Maresciallo dei Carabinieri a Clana in Croazia.
“Le atrocità che compiute con attentati da una parte e feroci rappresaglie dall'altra mi sono state raccontate da mio padre – dichiara l'On. Galvagno – e mi hanno fatto capire quale dovesse essere il clima di odio e di violenza che caratterizzava quei territori”.
C'è chi sostiene che l'eccidio delle FOIBE fosse una risposta alla crudeltà perpetratesi nel periodo precedente ad opera particolarmente degli “Ustascia” (una milizia para-fascista). E' una visione che corrisponde solo parzialmente al vero.
In realtà le FOIBE furono un'azione pianificata di pulizia etnica, non una semplice vendetta.
Quello che è successo recentemente nell'ex Jugoslavia lo conferma.
“Per fortuna, anche nei momenti peggiori, - come mi raccontò mio padre - rimane aperto qualche spiraglio di umanità anche fra i nemici.
Nel nostro caso fu un nemico a salvare me e la mia famiglia, nascondendoci a casa sua, per riconoscenza verso la protezione che i Carabinieri avevano sempre garantito alla popolazione civile.
Questa persona si chiamava Porocnik Janko Jencie, era un comandante delle forze titine ed abitava vicino alla Caserma dei Carabinieri dove noi alloggiavamo.
Alla fine della guerra scrisse una lettera che ho ritrovato tra le carte di mio padre dove Janko chiede notizie della fine che avevamo fatto.
La mia famiglia non è mai più tornata in quei luoghi, ci sono andato io due anni fa.
Ho visto le FOIBE e i monti desolati. Ho capito perché i miei genitori non hanno mai più voluto tornare in quei luoghi”.