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Enolandia - Terre da Vino

Comunicato stampa dell'On. Giorgio Galvagno

ENOLANDIA
Novembre 2004

Sabato scorso , alla C.R.A. si è discusso di “ BOT o Botti” , un tema che riporta al problema degli investimenti nel settore agro-alimentare, del turismo enogastronomico,, è stato un confronto interessante fra produttori, politici, investitori e cittadini: l'occasione per far maturare progetti condivisi.
Colgo l'occasione per ribadire qui alcune considerazioni sul tema.
La prima, il mio personale sogno, che ho espresso in ogni occasione pubblica dai tempi della campagna elettorale. Enolandia.
Una città del vino e dei prodotti di qualità con tutti gli annessi necessari e la necessaria dimensione per catturate i flussi turistici di stranieri, che attraverso il Piemonte entrano in Italia, oltre agli italiani interessati al vino.
Collocata vicino agli accessi autostradali, può essere al servizio delle aree vocate ai prodotti di qualità, non solo artigiane, centro di iniziative fieristiche del settore ma anche musicali, teatrali, presentazione di prodotti, convegni, ecc. Il tutto con un'ottica nuova e moderna: europea.
Ho sentito che una grande azienda del settore del divertimento intende impiantare in Piemonte una specie di Gardaland ( la quale conta ogni anno 4 milioni di visitatori) sarebbe, io credo, una opportunità da associare alla città del vino. Insomma si può e si deve creare un polo capace di innescare un gigantesco indotto di produzione e servizi, capace di fare veramente decollare l'economia locale, E questo è il mio sogno, ma poi ho necessità di esprimere un'altra considerazione. In questo e in altri convegni si confrontano produttori, imprenditori, politici, si formano progetti, si afferma la necessità di “ conservare” la cultura contadina del territorio; tutti d'accordo su tutto ci dimentichiamo di parlare dei veri soggetti da cui si muove ogni considerazione: gli agricoltori. I quali spesso non sono neanche presenti!
Io sono convinta che ogni valore culturale sia patrimonio, e possa veramente interpretarlo solo chi lo genera e lo vive, e che noi dobbiamo prestare attenzione soprattutto ai nostri contadini, su di loro dobbiamo investire e sui giovani, che scelgono non la vita delle città, ma di rimanere testimoni e generatori in questa terra di prodotti necessari ed insostituibili.
Vedo che in Francia , ad esempio, i “vignerons” , i contadini sono la vera forza portante, che loro stessi difendono il territorio dalle devastazioni edilizie, proteggono la qualità del prodotto, organizzano progetti e miglioramenti, sorvegliano con amore le loro tradizioni culturali e gastronomiche, tengono i loro paesi e le loro colline come dei gioielli!
Non è possibile, ci diciamo, che mentre in Francia il vino si compra e si assaggia nelle cantine e nei castelli da noi si deve spesso entrare in capannoni anni 50-60: la maggior parte delle cantine sociali.
E tuttavia non facciamo abbastanza per investire sugli uomini, sulla cultura e sulla formazione di contadini, per incentivare quella consapevolezza che qualità e benessere possono e devono coesistere, che la conservazione del territorio e delle tradizioni è ricchezza, è energia che si rinnova e produce ancora ricchezza. E' un settore immenso dove in molti, grazie al Cielo, già lavorano e si impegnano: tiriamoci su le maniche anche noi politici e diamo una mano. Il resto verrà.