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Asti è la mia città. Non sono nato qui, ma se penso alla mia città, ai miei anni più belli, alla mia giovinezza, penso ad Asti. E non posso fare a meno di pensare a come ci sono arrivato, tanti anni fa, con la mia famiglia da Bosco Marengo, dove mio padre era carabiniere. Questa sarebbe stata l’ultima tappa della sua carriera come Comandante di Stazione; quando ne parlavamo in famiglia, diceva: “qui ci fermiamo, questa sarà la città dove i figli cresceranno e studieranno”. Sentii che Asti sarebbe stata la mia città, la mia casa. E così è stato: un amore a prima vista che dura da più di cinquant’anni e che, a dispetto del tempo e delle difficoltà della vita, non è mai venuto meno. Qui ho studiato e ho trovato amici che avrebbero avuto un ruolo importante nella mia vita così come lo avrebbero avuto per la città: Gianni Goria, mio compagno di classe al Giobert, l’Avvocato Cirio, divenuto poi vicesindaco, Primo Maioglio, direttore storico del giornale “La nuova provincia”. Furono i miei maestri e la loro amicizia mi ha accompagnato tutta la vita. Ad Asti mi sono formato, come uomo e come politico, e per me questa città non ha mai rappresentato solo un agglomerato di case o di strade, ma è sempre stata la famiglia, gli amici veri, le persone conosciute. Ad Asti mi sono innamorato molte volte (da studente ero sempre innamorato, anche se non combinavo granchè con le ragazze) e poi una su tutte, quando ho conosciuto quella che sarebbe diventata mia moglie: la storia importante, illegame per la vita, i figli. Frequentando la facoltà di Sociologia ad Urbino ho scoperto la passione per la politica; a 27 anni sono diventato Assessore ai Lavori Pubblici e dopo un paio di anni Vicesindaco. Da allora non ho più smesso, perché sono sempre forti il desiderio e il piacere di fare qualcosa per questa città. Anche da deputato, pur spostandomi per svolgere il mio mandato a Roma, Asti è rimasta al centro del mio interesse. Nell’85 e nel ’90 sono stato eletto due volte Sindaco, e poi, nonostante il periodo difficile per le note vicende, a molti anni di distanza, gli astigiani mi hanno nuovamente scelto come primo cittadino, ed io mi ritrovo di nuovo Sindaco, con lo stesso impegno e ancora con lo stesso entusiasmo.
LA CITTA’ OGGI: MOLTO CAMBIATA E UN PO’ PIU’ SOFFERENTECome ho ritrovato questa città? Sempre bella, ma certamente cambiata e un po’ stanca. Sono tempi difficili per tutti, molte altre città si sono trovate ad affrontare i problemi legati all’immigrazione, alla concorrenza economica dei paesi emergenti, alla crisi delle aziende e dell’economia in genere ed Asti non è certo rimasta immune: tutto è in trasformazione e molte delle certezze che avevamo sono saltate. Le aziende dell’indotto FIAT, un punto fermo per la nostra economia, si sono trovate senza sbocchi; il commercio, specie quello a conduzione famigliare, soffre la presenza massiccia della grande distribuzione e deve fare i salti mortali per sopravvivere, e molte volte non ci riesce. Molte famiglie, specie gli anziani, vivono situazioni di precarietà economica e faticano ad arrivare a fine mese; i giovani hanno difficoltà a realizzare un progetto di vita. Eppure Asti ha le potenzialità e le capacità per risalire la china e ritornare ai livelli dei suoi tempi migliori, quando era ai primi posti in Italia per la qualità della vita. Ma dove Asti può trovare le risorse e le energie per il proprio rilancio? In quella che è la sua vera forza e la sua vocazione naturale, cioè il suo territorio, le sue bellezze, e il vino, il nostro oro. Asti può tornare ad essere non solo il “capoluogo” naturale dei suoi cento paesi , ma una vera “ capitale del vino” , dinamica e protagonista, un punto di riferimento economico, culturale e sociale delle terre del vino, del Piemonte e dell’Italia.
ASTI, UN SOGNO PER IL FUTURO: UNA CITTA’ “RESIDENZIALE” AMICA, ACCOGLIENTEPer fare questo Asti deve innanzitutto essere una città bella, pulita, ordinata (dobbiamo puntare a diventare “la città più pulita d’Italia), con tanto verde e poco smog, sicura, umana. Una città nella quale arrivi e capisci subito che in questa città vorresti e potresti vivere; una città dal volto umano, nella quale possono vivere bene i bambini e gli anziani, perché se va bene per loro va bene per tutti. Questa è la città che sogno e che vorrei: una città “residenziale”, dolce, piacevole. Una città viva, anche culturalmente, capace di offrire iniziative rivolte a tutti i cittadini, non elitarie, attenta anche alle piccole cose e ai bisogni di chi è rimasto indietro. Una città amica dei cittadini. Per fare questo, per “ripensare” la città e farla diventare come noi vorremmo, abbiamo costruito il progetto “Asti nel cuore”, di cui abbiamo messo le fondamenta in questo primo anno di lavoro avviando alcune operazioni che secondo noi sono fondamentali per il rilancio della città.Sono profondamente convinto che il rilancio della città passi attraverso la realizzazione di questi interventi , perché ognuno di essi contribuisce a migliorare l’ambiente, a risollevare l’economia, a rendere la città più efficiente, più pulita, più sicura e quindi più bella, più accogliente, più vivibile, più ricca di proposte, più vicina ai problemi delle persone. Questo è il mio sogno per Asti e in questi anni mi impegnerò per realizzarlo. Giorgio Galvagno
Visita il sito del Cantiere per Asti La vera ricchezza di Asti sono gli astigiani, la vera forza di questa città siamo noi.Siamo una comunità che nei momenti decisivi ha sempre saputo reagire alle difficoltà e raggiungere i traguardi che si era data. Nel sito www.ilcantiere.asti.it , troverete alcune idee su cui lavorare, spero che esse possano diventare un progetto da costruire insieme a tutti coloro che hanno a cuore il benessere della nostra città. Sono convinto che noi siamo una grande comunità capace di fare grandi cose. Aiutiamoci! In un mondo globalizzato, che produce solitudini e sconvolgimenti, se non facciamo comunità, se non ci aiutiamo fra di noi, se non lottiamo per un futuro migliore, cosa ci rimane? Dobbiamo credere in un progetto che nasca all’interno delle nostre tradizioni e del nostro stile di vita che dobbiamo adattare alla modernità senza perdere i nostri valori. Questa è la visione di un futuro di sviluppo e solidarietà che vorrei condividere e realizzare insieme.
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